Rugiada

Ieri era più freddo delle altre notti, e tu avevi bisogno di calore, di
venirtene via da tutto ciò che poteva essere lasciato fuori.
Avevo organizzato una serata speciale per te, una cena nello stesso
ristorante dove si erano conosciuti i tuoi genitori, quando tuo padre
faceva il cameriere, poi ti avrei voluta portare al cinema, a vedere il
film biografia sull’artista che ti piace tanto, e in più non saremmo stati
lontani per una tranquilla camminata sulla spiaggia…
Forse è stato triste rinunciare, ma è stato un sacrificio da niente se è
servito a darti quello di cui avevi bisogno, foss’anche stato solo in parte.


Ci eravamo fermati in quella piccola rosticceria di pesce sul canale,
vicino al faro, dove cucinano solo quello che trovano giorno per giorno, e
non puoi mai sapere cosa offrono.
Poi ci eravamo messi a mangiare in macchina sotto la luce verde
intermittente del molo, lontano da tutti, al riparo dalla pioggia, dal
freddo… e dalla gente.


Avevamo mangiato quasi in silenzio, dicendoci solo piccole parole, tu
evitavi il mio sguardo e io temevo di aver sbagliato qualcosa, mi conosci
ormai, sono io l’ insicuro tra i due, ma quando riuscivo a strapparti un
sorriso, vedevo la tristezza che ti arrossava le guance, e la rabbia che ne
seguiva un attimo dopo.
Ero uscito dall’ auto per gettare i contenitori, e ricordo di aver avuto la
sensazione che la pioggia avesse un gusto amaro e freddo, ero tornato
subito da te e… tu stavi piangendo.


Da quanto tempo trattenevi quel dolore?


Per questo ti avevo pregata di raccontarmi, perché volevo che tirassi fuori
quello che ti faceva soffrire così, e appena hai incrociato il mio sguardo,
in un attimo le parole ti erano uscite ammassate una sull’altra come
lava esplosa da un cratere, una cascata incandescente di rabbia,
inarrestabile ed intoccabile.


Avevo capito che l’unica cosa che serviva in quel momento era che
restassi lì, che fossi presente, che non ti facessi sentire sola, anche se non
dicevo niente.


Quello che davvero mi dispiaceva era che ti fossi vergognata di esserti
sfogata, di esserti mostrata fragile, rispetto a cosa poi?
A chi finge di non avere sentimenti per apparire il contrario di ciò che
teme di essere?
Non devi mai vergognarti.
Vedere che ti lasci andare, che ti riveli, non può essere offensivo per me.
Anche ora mentre stai dormendo, ripensare a tutto quello che avevi detto,
tutto quello che di te avevi tirato fuori, mi fa sentire… so che non voglio
altro che tenerti tra le braccia sotto la coperta, avvolta dal silenzio.


Sarà stato anche egoista, ma quando poi avevi incrociato con forza le tue
dita tra le mie, mentre cercavi di smettere di piangere, non volevo altro
che stringerti forte a me, e dirti quanto ti abbia sempre desiderata.
Fin da quando ti vidi per la prima volta sul palco, benché conoscessi già
tua sorella e la sua magnetica voce, e l’importanza delle parole delle
vostre canzoni, a volte non le sentivo, rapito com’ero da te.
Dal tuo modo di muoverti, dal volteggiare dei tuoi capelli sempre
disordinati, dal sudore sulla tua pelle che brillava sotto le luci come
rugiada in autunno.


Quanto ti ho sempre desiderata…
Mi stava certo facendo male vedere come le lacrime ti scendevano lungo
il viso, la tua voce ora spezzata, ora ruvida per la rabbia, ma è così che
speravo che fossi, sfaccettata, incoerente, incasinata, e piena di passione.


Se penso a quanti sono stati i modi così diversi in cui ti ho vista, mi
rendo conto che bellissima è una parola insufficiente per te.
Non mi ricordo cosa ti avevo detto mentre premevi le nostre mani
incrociate alla tua pancia, forse non aveva nemmeno tanta importanza,
mi ero avvicinato per abbracciarti, per avvolgerti, ma tu ti sei girata
come se avessi cambiato personalità in un istante, magari avevi solo
deciso di aver pianto abbastanza, stringendomi un braccio intorno al
collo mi trattenevi a te e mi avevi baciato con la rabbia di chi dice:
basta, voglio andarmene!


Sentivo il sapore salato delle tue lacrime tra le tue labbra, e il dolce
della tua lingua che si abbracciava alla mia, sentivo la pioggia che
cadeva sulla macchina, la luce verde del molo che illuminava le curve
caotiche e ribelli dei tuoi capelli, e il riecheggiare del tuo respiro univa
ogni sensazione e la portava a te, e io ti volevo, quanto ti volevo, e ti
voglio ancora!


Premendo la leva del sedile, mi avevi spinto fino a sdraiarmi, e ti eri
seduta su di me impossessandoti del vuoto che ancora ci separava, e da
quel momento in poi sarei stato preso dalla tua voglia di evasione, dalla
tua ribellione a ciò che avevi appena gettato fuori dal cuore, da quell’istante
ci saresti stata solo tu.


In un attimo i vetri si erano del tutto appannati, e tu ti sfregavi su di me
baciandomi, le tue labbra abbracciavano le mie scivolando e spingendo
come per impedirmi di scappare, e la tua lingua si attorcigliava alla mia
tirandomi verso di te, e più eri aggressiva più mi eccitavi.
Le mie mani ti stringevano strisciando lungo le tue cosce fino ai tuoi
fianchi, che continuavano a muoversi sfregando il tuo bacino sul mio,
facendomi sentire la cerniera dei tuoi pantaloni sulla mia eccitazione
che sentivo spingere tanto da farmi male.


Mi stava piacendo, mi stavi piacendo da impazzire, da perdere il
controllo, da non curarmi più di nulla, improvvisamente, come travolto
da un’onda, calda tanto da scottare e dalla quale mai avrei voluto
scappare.


Sentivo il tuo respiro sempre più pesante, e le tue unghie mi graffiavano
la schiena sotto la camicia che a malapena hai permesso che mi aprissi,
E io non potevo stare senza assaporare il tuo corpo con le mie mani,
senza sentire la tua pelle sudata e calda, i tuoi muscoli muoversi
sinuosamente e con forza, tanto ero eccitato e pieno di desiderio per te e
per te sola.


Quasi all’unisono, mentre ti slacciavi i pantaloni, io aggrappavo le mie
mani al calore, alla pelle liscia, alla morbidezza del tuo sedere.
Sentendo il dolore che la voglia di te mi stava provocando, mi accorsi del
temporale che si stava affievolendo, come si fosse arreso a noi due,
lasciandoci nelle mani della luna.


Mentre i nostri respiri affannosi di voglia si stavano fondendo, mentre
l’odore della tua pelle, e il sapore che sentivo baciandoti mi faceva
follemente desiderare di scoprirti ancora e ancora di più, mentre le tue
mani scorrevano lungo il mio corpo, insediandosi prepotentemente oltre
il mio ventre, impadronendoti di tutta la mia eccitazione, liberandola
dalla sua prigionia, come se già non fossi stato in tuo possesso, con una
mano mi tenevi spinto contro il sedile e… ti sei fermata.


Avevi uno sguardo che non ti avevo mai visto prima, nascosto dai capelli
che cadevano disordinati coprendoti parte del viso e sfiorandoti le spalle,
complici nel volerti proteggere in un momento divenuto improvvisamente
buio.
Perché avevi quell’espressione come se avessi realizzato di essere
colpevole?
Non avevi il diritto di essere felice? Non lo dovevi a te stessa dopo tutto
quello che avevi affrontato?


Non era il momento di farti domande, né tanto meno di forzarti a dire
niente.


Io volevo soltanto una e una sola cosa: farti stare bene.
Allora ti avevo presa e abbracciata, stretta, tu mi avevi risposto premendo
le tue mani sulle mie spalle per respingermi, e io ti sussurravo che
andava tutto bene, andava tutto bene…
Ci siamo fissati negli occhi, sospesi come tra due mondi, due piani di
esistenza, e con un profondo sospiro, come per buttare fuori aria
avvelenata, ti eri avvinghiata a me, abbracciandomi intorno al collo e
affondando il tuo viso nella mia spalla.


La pioggia si era fermata, oltre i vetri appannati sentivo il battito del
mare sugli scogli artificiali del molo, così come sentivo il tuo respiro
sulla mia pelle, il battito del tuo cuore attraverso il tuo seno pressato su
di me, l’odore della pioggia nei tuoi capelli, il sapore acre del sudore
sulla tua pelle.


La luna ci illuminava dolcemente come per cullarci, e noi eravamo lì,
stretti, immobili, assorbiti.


Solo la luna sapeva quanto eravamo rimasti così, immersi in un
profondo, splendido silenzio.
Un piccolo gesto, le tue dita che mi accarezzavano dalla nuca alla fronte,
e le tue labbra che mi baciavano il collo morbide e lente, un gesto che
mi diceva: ora si, ma piano…


Così i miei baci cercavano i tuoi, risalendo lungo il tuo collo, un passo
alla volta, delicatamente, affinché desiderassi di più, volessi di più, ma
senza pretendere.
Nel mentre le mie mani ti accarezzavano la schiena sotto la lunga
maglietta con la punta delle dita, dal bacino fino alle spalle, speranzose
di farti eccitare di nuovo, ma senza costrizione.


Ti eri staccata da me per poi togliermi la giacca e la camicia di dosso.
Le tue carezze mi percorrevano le braccia, risalendo alle spalle, e
scendendo sul mio petto, e io ti sfilai la maglietta godendo della vista del
tuo splendido seno, e i tuoi capelli ricaddero a ricoprirti del tutto il viso,
con una mano li avevi spostati, raccogliendoli da un lato, e in quel
momento mi sei apparsa talmente bella che non avevo potuto trattenere
un brivido tale da smuovermi come una scarica elettrica.
E il sorriso che mi avevi regalato mi stava scaldando il cuore.


Avevo avvolto le tue labbra alle mie, baciandoti con tutta la dolcezza di
cui disponevo, avrei voluto continuare a baciarti dimenticandomi di
ogni cosa…
Tu ti eri appoggiata al volante, esponendo il tuo seno alla luce che
passava dall’azzurro della luna allo smeraldo del molo, facendo brillare
la rugiada sulla tua pelle.


Così, tenendoti tra le braccia, le mie labbra accompagnavano la punta
della mia lingua che lentamente scendeva lungo il tuo collo, fino allo
spazio tra il tuo seno.
Soffermarsi in quel punto così sensuale in ogni scollatura, come una
piccola valle tra due calde colline, e poi spostarsi nuovamente verso la
tua morbidezza, seguendo il lento intensificarsi del tuo respiro…


Come navigare dolcemente su lente onde, mosse da un vento in crescita.
Quanto mi stava piacendo sentire l’odore e il sapore della tua pelle
cambiare nello spazio infinito del tuo corpo, esplorarti mi dava un
piacere così grande…


Avevo rapito uno dei tuoi seni, baciando e succhiando profondamente,
mordicchiandone il capezzolo, sentendolo irrigidirsi all’interno dei
cerchi che tracciavo con la mia lingua, e tu mi avevi preso la mano e,
conducendola sull’altro seno, la premevi su di esso facendomene gustare
la calda, morbida consistenza, mentre ti curvavi verso di me,
abbracciandomi e graffiandomi la schiena facendomi venire la pelle
d’oca per i brividi di piacere.


Godendo dei tuoi seni tra le mie mani, un improvviso quanto forte
desiderio mi aveva riportato alle tue labbra, avvinghiandole in un
profondo amplesso colmo dei movimenti vorticosi delle nostre lingue
unite in una sola, e tu mi spingevi nuovamente giù, accompagnandomi
in una sensuale discesa, baciandoci, e baciandoci ancora…


Poi ti eri fermata, spostandoti i capelli da un lato, guardandomi con
uno sguardo talmente intenso da farmene sentire attraversato.
Ti eri poi spostata sul sedile di fianco, tirandolo giù e sdraiandotici
sulla schiena, e così distesa, con i pantaloni slacciati che scoprivano un
paio di mutandine inaspettatamente eleganti, le forme del tuo corpo
erano illuminate dalle luci di quella magica notte, in quel momento ti
sei completamente impossessata di me.


Prendendomi le braccia mi avevi portato a te, richiamando l’ attenzione
della mia bocca al seno che ancora non l’aveva ricevuta, e baciando e
succhiando andavo in cerca della parte più morbida e piena, riservando
al capezzolo l’attenzione della mia lingua e dei miei denti.
Ripiegando le mie gambe sotto il cruscotto, potevo rimirarti dalla
posizione che mi avrebbe permesso di percorrerti, di scorrerti, di
esplorarti il più a fondo possibile, così affondavo la bocca nei sinuosi
movimenti diretti dal tuo respiro, e lentamente scendevo su di te, lungo
di te, percorrendo ogni variazione del tuo corpo, godendo intensamente
delle infinite sfumature di sapore della tua pelle, del tuo corpo, ognuna
così diversa, tu in ognuna.


Più ti assaporavo, più ti desideravo, e ancora sentivo il dolore per la
spingente eccitazione che la travolgente passione e irresistibile voglia di
te mi stava provocando.
Sentivo il tuo respiro appesantirsi, divenire più profondo e intenso,
mentre scendevo sulla tua pancia, mordendo i punti più morbidi,
succhiandoti ai lati del tuo ventre, e stuzzicando il tuo ombelico con la
punta della lingua, facendoti sentire di cosa avevo irresistibilmente
voglia, e quanto…


Le tue mani sulle mie spalle mi spingevano ancora più giù, e io sentivo
avvicinarmi all’ odore più intenso e intimo di te.


Ti avevo abbassato leggermente i pantaloni, appena un po’, stringendo le
mani sui tuoi fianchi, baciandoti caldamente lungo tutto il tuo basso
ventre, spostandomi poi sul tuo fianco seguendo l’elastico della tua
biancheria, lungo il linguine, fino a dove la trovavo rigonfia nel celare
il tuo folto pube di cui già ne respiravo l’odore, e mentre muovevo la mia
bocca verso l’interno della tua coscia seminascosta dai pantaloni, e le
mie mani godevano dei tuoi glutei, ti desideravo così tanto da tremare,
più mi avvicinavo e più i movimenti del tuo corpo mi chiamavano, mi
spingevano più vicino.


Poi la mia lingua si sfregava contro il cotone ricamato delle tue
mutandine intinte del tuo sapore unico al mondo, e già sentivo un
piccolo pizzicore che mi spingeva a cercarti, ad esplorarti, percependo le
forme della tua Vagina, delle tue esterne labbra carnose, per poi risalire
all’altezza della Clitoride, stuzzicandola, e poi tornare lungo l’inguine e
succhiarti nella parte più intima della coscia.

Mi piacevi da impazzire, il tuo odore eliminava qualsiasi incertezza nel
chiedermi cosa fare, era sufficiente ascoltarti, respirarti, viverti, senza
alcuna domanda…
Sentivo i tuoi primi timidi gemiti mentre la tua mano mi accarezzava la
nuca invitandomi a rimanere, e il tuo corpo si muoveva sinuosamente
verso di me, e io strofinavo il viso sul tuo pube per poi muovere la lingua
di taglio lungo la tua Vagina dall’alto verso il basso, verso il punto più
caldo e nascosto, e poi intorno, e poi chiudendo le tue labbra nelle mie,
in un intimo, sensuale, eccitante bacio. Poi di nuovo stuzzicando la
Clitoride fino a quando non eri stata tu ad abbassarti la biancheria e
spingermi verso di te, ma io avevo in mente una posizione differente.


Sfilandoti le scarpe ti avevo sollevato le gambe davanti a me, ancora
chiuse dai pantaloni che apposta non ti avevo voluto togliere, facendoti
appoggiare i piedi sulla mia schiena, così che le gambe fossero ancora
più ripiegate, e scoprissero di più la tua intimità contornata dalle forme
dei tuoi fianchi e dei tuoi glutei, avevo così la sensazione di avere e di
averti ancora di più.


Questa posa mi permetteva di esplorare i tuoi punti più nascosti, e avevo
subito cominciato dalla piega, ora distesa, tra i tuoi glutei e il lato
posteriore delle cosce, che non avevo resistito a succhiare corposamente,
mi avvicinavo verso l’interno della tua intimità, ma più in basso, ancora
più giù, volevo tutto di te, ti volevo tutta.

Sentendo i tuoi intimi peli che mi accarezzavano il viso provocandomi,
insediavo la lingua negli spazi che le tue gambe chiuse tenevano celati,
risalivo e riscendevo, provocandoti con la mia lingua sulle zone più
intime, respirando soltanto il tuo profumo…


Poi lentamente, molto lentamente, portai la mia lingua tra le carnose
labbra della tua Vagina, accarezzandole delicatamente verso il basso, e
più intensamente verso l’alto, facendomi guidare dai cambiamenti dei
tuoi gemiti, dalle tue mani che mi stringevano quando volevi di più, dal
tuo corpo che si offriva o sottraeva a seconda del piacere che più provavi,
ti piaceva rimandare, resistere, darti e poi scostarti mentre palpavi il tuo
seno assorta nel piacere.


Ero completamente immerso nei tuoi sapori, ti gustavo e respiravo,
vivendo un piacere così profondo, così pieno, nel poterti avere tanto e a
fondo, allargando morbidamente le tue labbra con le dita ed esplorando
la tua anatomia interna sempre di più, più intensamente, sentendomi la
lingua bruciare per i tuoi fluidi che tanto agognavo, sarei rimasto lì
ancora molto, molto a lungo, ma il tuo corpo mi aveva detto di spostarmi,
di dedicarmi alla Clitoride mentre le mie dita ti sfregavano, penetravano
lentamente ma con passione, e la mia lingua e le mie labbra stimolavano
e succhiavano.


Ti sentivo vibrare e gemere e respirare affannosamente, sempre di più, e
sempre di più io insistevo, sfregando con la punta delle mie due dita
dentro di te, appena oltre quel piccolo dosso rugoso, sempre più
energicamente, senza smettere di assaporarti, e di amarti, e di leccarti
copiosamente, sentivo la tua voce intensificarsi, e i tuoi movimenti
diventare sussulti, ed io godevo profondamente del piacere che stavi
provando e che io stavo provando in te, fino a quando non hai premuto
con forza le tue dita contro la tua Clitoride, e il tuo piacere bagnato non
ha riempito la mia bocca, inondandomi di un sapore ancora nuovo,
forte, intenso, irresistibile.
Mi sei piaciuta talmente tanto…


Ancora adesso non sono in grado di descrivere l’immenso piacere che
stavo provando nel vederti, nel viverti così pervasa dal piacere, ancora
ansimante, ancora che sussultavi al più piccolo tocco in un momento di
amplificata sensibilità, quanto ti ho desiderata… E quanto mi hai
emozionato, e ora non ho parole per dire come mi sento vicino a te, e…
-Oh, ti sei svegliata?-
-Mmh… Ma perché mi stai fissando? A cosa pensi?-
-Niente.. è solo che..-
-Mh?, cosa?-
-Sei meravigliosa.-

Blog su WordPress.com.

Su ↑