Dukesown City
Sta iniziando a piovere, proprio ora, mentre Hanry si è soffermato davanti alla lunga parete a vetri della sala incontri nell’ala est, al 27° piano.
Ultimamente gli capita spesso di lasciarsi andare alla malinconia, specialmente a tarda notte, quando le tonalità acide del cielo diventano più intense, e le luci delle auto volano tra i morbosi video-manifesti olografici, che ricoprono gli edifici come un alienato elettromanto di propaganda pubblicitaria e politicomportamentale.
Dukesown City… Probabilmente una delle migliori città dove stabilirsi al mondo. Sempre che non si abbiano troppi ricordi di come stavano le cose… prima. L’MHT (Mnemonic Healing Treatment) è sempre più utile ormai per poter apprezzare a pieno le “meravigliose” possibilità che sa offrire una città risanata.
Peccato che quella specie di trattamento non sia altro che una selezionata ripulita dei propri ricordi, a meno che non si accetti di restare, come dire, in disparte, non completamente abilitato, un soggetto a rischio: solo lavori non a contatto con il pubblico, nessuna possibilità di raggiungere posizioni di rilievo e accontentarsi di un piccolo appartamento con un pessimo panorama.
Per il bene della comunità, ovviamente.
Ma Hanry ricorda ancora come stavano le cose prima che tutto cambiasse, prima della guerra, prima che tutto precipitasse nel buio interiore in cui affonda il mondo oggi.
Guardando il vecchio porto, che scorge oltre il gigantesco video olografico di una ragazza dagli occhi a mandorla di colore viola, felice del suo nuovo Modulatore d’Umore marca Zhinkou, e sotto la trasmissione fluttuante di un giornalista, con la testa collegata a tre cavi, che elenca le ammirevoli azioni repressive della polizia per mantenere la sicurezza, ricorda quando il mare era ancora azzurro e brulicante di vita, quando le navi trasportavano ogni genere di merce, gente compresa, quando si poteva respirare all’aria aperta senza nessun tipo di micro impianto di purificazione polmonare.
Quando Hanry era bambino aveva l’impressione che il mare significasse vita, più di tutto il resto, poi capì che stava già morendo da tempo, ma a nessuno importava veramente, e ora mangiarsi qualcosa che ci nuota dentro equivarrebbe solo ad un orrendo modo di lasciare questa terra.
“Com’è possibile vivere in un mondo che non si riesce a capire?”
Eppure è proprio questa la sensazione che prova, ogni volta che vede a quali condizioni la gente sembra felice di vivere. Come il suo collega Chambers, che ha percorso tutta l’estenuante trafila dell’idoneità psicosanitaria, e la settimana scorsa ha ricevuto il permesso di avere una famiglia, “soggetto dichiarato idoneo a coniugare matrimonio con altro soggetto precedentemente acquisito secondo la regolamentazione di Stato, gli viene inoltre riconosciuto il diritto di procreare e conseguentemente allevare prole entro i limiti consentiti dalla legge federale e sotto la tutela del sistema educativo dello Stato di Dukesown.”
Questo più o meno è stato scritto nel suo codice psicosanitario. Il permesso di avere figli, modulatori d’umore che ti rendono una schiava pronta all’uso…
– Ma cosa è successo a questo mondo? Quando ha cominciato a marcire così?
Ombra Riflettente
Hanry Kowalscki, guardia notturna al Mellowere Enterprise Building, due anni alla pensione.
A volte si chiede come sarebbero andate le cose se avesse saputo in anticipo come sarebbe diventata la sua vita, lavorare per la Mellowere a salario minimo non è esattamente quella che si dice “un’aspirazione”…
Ma visto il mondo che c’è là fuori, probabilmente gli è andata meglio di quello che può sembrare, da questa posizione può sentirsi al riparo dalle costrizioni che bisogna accettare per arrivare più in alto.
Chissà, forse è solo una magra consolazione, ma in un mondo dove pubblicità e propaganda sono le uniche fonti di illuminazione stradale, restarsene in disparte è l’unico modo per conservare uno straccio d’umanità. Un’auto nera vola lenta e silenziosa a fari spenti, all’altezza del piano appena sotto di lui, ha una linea sottile ed asciutta e gli ricorda un modellino che suo padre teneva in camera, con un dettagliato cruscotto che sembrava quello di una navicella spaziale.
– È di una serie televisiva – diceva.
Hanry adorava quel modellino, era una delle poche cose che gli permetteva di avere un contatto con suo padre. La carrozzeria perfettamente lucida riflette il video olografico sulla parete dell’edificio della Mellowere, la martellante promozione dell’ultima serie di CRF (Cybernetic Replacement Figure) solo su ordinazione, molto più di una comune Sex-Doll.
Nel video si vede un giovane dai denti splendenti davanti alla bandiera federale che, felice di aver sperimentato la sofisticata accondiscendenza di una schiava cibernetica, scaccia la compagna umana come un oggetto obsoleto e inaffidabile, e si allontana con la sua nuova fidanzata sintetica, ecco perché è stata definita “figura cibernetica sostitutiva”.
Lo slogan dice: “Costruita per soddisfare, nata per servire!”
Ecco cos’è la Mellowere Enterprise, una fabbrica di sogni controllati.
Come un vecchio lungometraggio
I pensieri di Hanry vengono interrotti bruscamente nel momento in cui il suo sguardo si posa su un dettaglio, una di quelle cose apparentemente insignificanti, ma che rappresentano molto agli occhi di chi sa osservare. Riflesso nel vetro vede che nella scrivania alle sue spalle uno dei cavi sta dondolando lievemente. In una stanza disabitata, senza finestre e col sistema d’ areazione in funzione solo in orario di lavoro, i cavi non dondolano.
Hanry non è solo.
Lentamente si volta, calmo ed incurante della voce giovanile che gli intima di non muoversi, fissando dritto negli occhi il suo scaltro aggressore, quasi come fosse un vecchio lungometraggio con un inquinato cielo violaceo come scenografia. I due si trovano ora uno di fronte all’altro, separati solo dallo spazio vuoto lasciato dalla sospensione in attesa di una risposta, di un esito. Il vecchio contro il giovane, l’entusiasmo contro l’esperienza, una di quelle sfide decise a volte dal lancio di una moneta, o dall’ingresso fortuito della fanciulla contesa da entrambi.
– Non è stato poi così difficile prenderti alle spalle guardia, il tuo livello di attenzione non è poi così alto… – si compiace l’aggressore.
Hanry si lascia andare ad un sottile sbuffo di mancata sorpresa.
– Tsk… Così la Mellowere ha assunto polizia privata per proteggere i propri, diciamo così, interessi? Eh, potersi permettere un simile servizio non è da tutti, specialmente per chi si è inserito ai piani alti in così breve tempo, o forse proprio per questo…
Il giovane agente equipaggiato in tuta d’assalto impugna saldamente il fucile contro il proprio bersaglio, il quale non sembra darvi troppo peso, e questo atteggiamento comincia ad innervosirlo.
– Non tutti avrebbero tanta voglia di dare aria alla bocca con un P2 puntato dritto in faccia, cos’è? Sei stanco della vita vecchio? Vuoi che ponga fine alla tua noia? La Mellowere potrebbe impiantarti un modulatore d’umore, i pensieri negativi non fanno bene, non lo sai? Accorciano la vita…
– Mph, è questo che ti hanno insegnato all’addestramento? Ad essere portavoce della loro propaganda da due soldi? “Modulatore d’umore”, puah! Vi nascondete dietro artificiali surrogati di vita solo perché avete troppa paura di affrontare il mondo, e non vi accorgete di quanto profondamente affondate nell’incapacità di..
– Chiudi il becco vecchio! Guarda che i tuoi trucchi con me non attaccano! Non siamo qui per ascoltare le tue ciance, ma per rimediare ai vostri casini, del resto è sempre così giusto? Ci disprezzate, ci insultate, ma poi vi facciamo comodo quando avete bisogno di noi! Non accettate i nostri metodi, ci accusate di violenza ma poi, guarda caso, senza di noi siete poco più che dei buoni a nulla!
A stento Hanry riesce a trattenersi da una risata.
-Ah, aah! Quindi saresti un benefattore incompreso? Vittima di un mondo egoista ed ingrato? Questo discorso è talmente vecchio che nemmeno pensavo lo conoscessi, evidentemente le cose non sono poi tanto cambiate, ma semplicemente… perpetrate.
Il giovane poliziotto sembra distrarsi, il metodo di Hanry funziona.
– Perpe.. che?
– Perpetrate, continuate senza mai cambiare, hai presente? Sentivo gli stessi discorsi quand’ero bambino, che tristezza… Ci si può sbarazzare della depressione premendo un comando su uno schermo olografico che ti esce dal polso, e ancora non si è in grado di crescere poliziotti decenti.
– Ora basta!
Ha funzionato.
– Ne ho abbastanza delle tue cavolate, vecchio, dimmi subito dove avete nascosto le chiavi di cifratura, o ti faccio saltare la testa! Avanti, parla!
Hanry è stupito da questa rivelazione, ma un attimo dopo, nella sua mente balena un sospetto. Con il braccio sinistro, la vecchia guardia colpisce il fucile imbracciato dal suo avversario, voltandosi e bloccandolo immediatamente sotto la propria ascella destra, colpendo il poliziotto tanto basta per disarmarlo, e colpirlo di nuovo con il calcio del fucile, atterrandolo.
– Adesso rispondi tu a me, perché una squadra di polizia privata si infiltra tra gli uffici della Mellowere di notte per cercare dei decodificatori? Chi vi ha ingaggiato? Ti ricordo che una volta disarmato, i tuoi compagni ti considereranno sconfitto e quindi pericoloso per l’operazione. Quanto tempo ti rimane prima che ti eliminino dalla centrale operativa?
Cybernetic Replacement Figure
– Di che stai blaterando vecchio? Ti sei bevuto il cervello?!
Ma la vecchia guardia è stata più abile di quanto il ferito poliziotto si sia accorto, poiché non lo ha soltanto disarmato.
– Non appena ti ho visto ho attivato il CD (Constriction Device) che tengo sempre con me, anche se per motivi aziendali non dovrei, eh eh.. e ho avuto ragione. Le tue reazioni e risposte sono state troppo scontate, troppo ovvie, un umano avrebbe facilmente aggirato un così banale metodo di distrazione, ma tu… sei programmato per rispecchiare canoni più semplici, sei un modello… economico, se così si può dire. E ora non potrai fare a meno di rispondermi, mi serviva solo un poco di tempo perché il CD si sintonizzasse, separandoti dalla rete centrale.
Il giovane assaltatore è un androide, del tipo usato spesso nei corpi privati per aumentare il numero di unità in grado di tornare in servizio dopo una più economica riparazione, senza le spese di mantenimento di cui necessita un essere umano.
“Le persone costano troppo”.
Ciò che Hanry ha fatto è attivare un dispositivo di costrizione che obbliga la macchina a rispondere all’uomo senza potersi opporre.
– Le chiavi di cifratura ci servono per rintracciare e decodificare i linguaggi originali di un numero crescente di CRF (Cybernetic Replacement Figure) uscite dalla rete aziendale, alcuni clienti sono stati uccisi dalle unità, nessun’azienda può permettersi di perdere la faccia in questo modo.
Hanry comincia a preoccuparsi.
– Siete qui per rimediare a qualche sex-doll finita fuori controllo? Perché tutta questa segretezza?
La voce dell’androide si fa meno… umana.
– Voi della Mellowere avete fornito modelli di livello 12 a ridotto costo di vendita per imporvi sul mercato, ma nessuna delle aziende maggiori lo avrebbe permesso senza guadagnarci a sua volta.
– E quindi?
– Un’unità di sostituzione è programmata per soddisfare il cliente nella sua vita privata, imparando tutto ciò che può servire per interpretare il “desiderio realizzato” per il quale il cliente paga.
– Aspetta… un momento, stai dicendo che la Mellowere Enterprise… vende le informazioni che le CRF raccolgono dai clienti.. alle multinazionali? Da quando?!
– Da sempre.
Un perfetto finale scenico
Inarcandosi in modo orrendamente inumano, ed emettendo uno stridore vocale insopportabile, in pochi secondi l’agente cibernetico viene disattivato, nonostante il CD di Hanry lo abbia tenuto separato dalla rete, anche se forse non del tutto.
Quindi la conversazione è stata comunque ascoltata? Ora potrebbe davvero essere in pericolo, ma la vista di Hanry improvvisamente si offusca. Sente il respiro bloccarsi, la testa comprimersi pressando il cervello fin quasi a schiacciarlo, e gli occhi gli sembrano schizzare fuori dalle orbite. Un profondo, fulminante bruciore alla gola lo costringe a comprimersi le mani al collo che si inondano di sangue.
Le gambe non reggono più il suo peso e soccombono sotto le convulsioni. Non riesce più a parlare, ne a respirare. Cadendo all’indietro colpisce la vetrata, scivolandoci sopra lentamente, e accovacciandosi sul pavimento. A nulla serve tentare di stringere le due parti del collo separate da una lacerazione letale in un disperato e irrazionale istinto di sopravvivenza.
Le forze lo abbandonano, i sussulti si fanno sempre più deboli, i sensi si spengono uno ad uno. Il sangue sul vetro sembra accompagnare le gocce di pioggia in un perfetto finale scenico. Piccoli spasmi seguono l’abbandono della luce dagli occhi di Hanry Kowalscki, guardia notturna al Mellowere Enterprise Building.
Due anni alla pensione.
Musica lenta e triste, dissolvenza, titoli di coda.
Addio Hanry.
Una lacrima nata fredda
La lunga vetrata, percorsa dalle gocce di pioggia che brillano come una miriade di minuscoli cristalli, sembra ora attraversata da qualcosa di lieve, di sottile e appena percettibile, come il fantasma di un’onda marina che scorre attraverso lo spazio vuoto. In pochi secondi sembra solidificarsi, delinearsi, diventare una presenza reale.
Una figura umanoide si delinea progressivamente, mentre si muove calma intorno al corpo insanguinato della vecchia guardia. Quelle che sembrano esserne le braccia si congiungono all’altezza del torace, e l’effetto del sistema di occultamento svanisce, rivelando l’identità di colui che non è stato fino ad ora rilevato.
Un fulmine lacera il cielo in due illuminando per alcuni istanti la stanza di una luce gelidamente elettrica, e gli occhi dell’oscuro infiltratore si posano su una piccola lacrima che sta scendendo lungo il viso senza vita avvolto ormai dal silenzio.
Lo sguardo si stringe assorto.
Rinfoderando la lama ricurva del pugnale Karambit, dal braccio sinistro utilizza l’OSEU (Operational Satellite Encrypted Uplink), un sofisticato dispositivo di cui è equipaggiato, attivando tre nitidi e luminescenti schermi olografici che illuminano il suo volto di giovane dai capelli ondulati color cenere, che scendono scalati lungo il viso semi coperto da una sofisticata maschera capace non solo di proteggerlo da esalazioni tossiche, ma anche di celare il suo respiro ai più meticolosi sistemi di sicurezza.
La corporatura forte e slanciata è coperta da un equipaggiamento ben più che all’avanguardia in termini di protezione, malleabilità, supporto tattico ed efficacia in combattimento. Un agente segreto, strumento armato di un’organizzazione spionistica la cui esistenza è tenuta nascosta anche alle agenzie governative della sicurezza.
Un progetto ombra in cui una volta entrati, di fatto, si cessa di esistere.
Gli schermi indicano tutti gli agenti che si sono appena infiltrati, i loro equipaggiamenti e la loro esatta posizione, e una precisa descrizione della planimetria dell’edificio e dei sistemi di sicurezza, sorveglianza e comunicazione, ma qualcosa non va.
Vendetta sintetica
Dal ricetrasmettitore impiantato, viene raggiunto dalla ferma voce della responsabile strategica, dottoressa Hyseni, che lo mette a parte dell’ultima decisione data dallo svilupparsi degli eventi.
– Desar, collegati alla memoria condivisa dell’agente sintetico, dobbiamo sapere esattamente cosa stanno cercando, o cosa credono di cercare.
Desar Kadaj è il nome che ha ricevuto al momento del, per così dire, arruolamento nell’Organizzazione; tuttavia ben pochi sono a conoscenza della sua vera identità.
L’interfaccia cablata, equipaggiata sulla sua tuta all’altezza della spalla destra, gli permette di inserirsi nella memoria artificiale collegando un sottilissimo cavo ad una piccola multipresa situata dietro l’orecchio sinistro del sintetico, in questo modo può scaricare il contenuto e trasmettere in tempo reale al centro operativo usando una rete sicura, cosa altrimenti impossibile data la sofisticata ramificazione delle reti di controllo. La voce della dottoressa Hyseni appare subito preoccupata, tesa, e questo non accade quasi mai.
Lediana Valmira Hyseni…
Desar non sa praticamente nulla su di lei, a parte che ha una competenza straordinaria non solo nel proprio lavoro, e un carattere poco incline all’accondiscendenza…
– Ma cosa..? Questo che significa? Stanno cercando… un’unità d’infiltrazione? Ma non è possibile, chi può aver avuto la possibilità di procurarsi… E queste cosa sono, cariche esplosive?
L’ultima volta che Desar ha sentito la dottoressa agitata, aveva scoperto un carico di una sperimentale arma chimica ufficialmente mai esistita, ricercata dalle Piume Nere, un gruppo paramilitare che già durante la guerra sarebbe dovuto essere stato sconfitto. La loro improvvisa ricomparsa dal nulla l’aveva seriamente preoccupata.
Ma prima che il giovane agente segreto emetta anche solo un fiato…
– Desar devi uscire di lì, gli agenti che si sono infiltrati nel palazzo stanno cercando un cibernetico armato, ti saresti dovuto collegare direttamente al server nei sotterranei ma abbiamo appena rilevato che è stato riempito di cariche a espansione, e se è come penso…
– A che scopo mandare una macchina a far esplodere l’intero edificio? Non è un po’ troppo… rumoroso?
– Ha tanto il sapore della vendetta dimostrativa, ma ora non c’è tempo, raggiungi l’attico più vicino, usa l’OSEU per evitare di ingaggiare gli agenti sintetici, inutile che ti dica che non devono assolutamente trovarti, da questo momento sei solo.
Tre rintocchi di fuoco
Tramite l’OSEU, Desar utilizza l’SDS (Signal of Deception System) per trasmettere una falsa mappatura dei propri movimenti ai soggetti rilevati dai suoi sensori, dando allo stesso tempo un fittizia identificazione di sé, in questo modo può attirarli nella sua trappola indirizzandoli verso una destinazione precisa, proprio come un ragno che cala una goccia di miele al centro della propria tela, aspettando solo che le mosche si intrappolino da sole.
Dagli schermi olografici vede che il sistema funziona perfettamente così, identificata la via più breve per raggiungere il piano attico più vicino, si dirige all’ascensore di servizio in fondo al corridoio. Ma l’interfaccia è isolata, e l’ascensore non sembra rispondere rimanendo bloccato otto piani più in alto.
Agganciandosi ad uno dei cavi di trazione, Desar risale lungo il condotto avvolto nel buio e nel silenzio più profondi, solo attivando il visore termico riesce a vedere. Ma un’esplosione proveniente dal seminterrato causa una vibrazione lungo l’intera struttura facendo ondulare brevemente i grossi cavi.
Il giovane agente controlla immediatamente l’OSEU per identificare lo stato delle cose, l’onda d’urto che si è propagata ha fatto vacillare il sistema di controllo dell’ascensore abbastanza da renderlo instabile e… incerto.
Deve uscire di lì, subito.
Raggiunto l’accesso al primo piano utile, con l’unico ausilio della pura forza fisica, riesce a forzare le porte di accesso e mettersi in sicurezza nel corridoio del piano di uffici amministrativi, appena un attimo prima che una seconda esplosione faccia crollare l’ascensore lungo il condotto, provocando un assordante stridore di metalli contorti.
La cabina ormai priva di sostegno precipita provocando un frastuono assordante, mentre dal profondo buio, le fiamme risalgono come spinte dal vorace desiderio di inghiottirla.
Nel momento in cui tutto questo gli passa alle spalle, Desar si sente quasi risucchiare dall’improvviso e violento vuoto d’aria provocato dal precipitare della cabina, ma una terza esplosione è così vicina da scagliare Desar come un proiettile attraverso la parete davanti a lui, facendogli percorrere in un istante l’intera serie di postazioni di programmazione fin quasi a fargli sfondare la vetrata che lo avrebbe visto precipitare di sotto.
Benché la corazza antiproiettile celata sotto l’equipaggiamento lo abbia protetto, rialzarsi non è semplice…
Le fiamme hanno invaso il corridoio e la sala, l’aria si consuma in fretta, tutto l’ambiente sembra ondeggiare per il calore che si sta sviluppando intorno a lui, e i suoi indumenti cominciano ad inumidirsi per il sangue che gli cola lungo il corpo.
T-110
Alle sue spalle la vetrata compromessa dalle crepe e distorta dal calore finisce per cedere e, con uno scroscio assordante, esplode verso l’esterno risucchiando il suo corpo quasi a volerlo tirare giù con sé, ma viene prontamente bloccato da ciò che come un’ombra lo ha seguito senza mai allontanarsi, che lo accompagna sempre e ovunque: STIV (Specialty Tactical Interceptor Vehicle), la Trans-Am creata dalla Vorano nel vecchio stile delle auto precedenti alla propulsione fredda, che gli è stata assegnata dall’Organizzazione come parte integrante del suo equipaggiamento, dotata di tecnologie di altissima precisione e prestazione.
Riflessa sulla lucida carrozzeria, Desar vede tra le fiamme la figura di una ragazza che, apparentemente incurante del fuoco che sta divorando l’edificio, si avvicina lentamente.
Lui si volta, il corpo visivamente forte e resistente della giovane non è uscito indenne dall’aggressione del fuoco ma le sue ferite, nonostante la gravità, guariscono a vista d’occhio mentre rivelano la struttura cibernetica interna, un esoscheletro in lega speciale biotecnologicamente corazzato, di quelli controllati da un microprocessore totalmente blindato, con un livello di autorigenerazione talmente alto da essere quasi istantaneo.
Un’unità d’infiltrazione la cui creazione è tenuta completamente segreta, nessuno ne ha mai vista una, né sa dove vengano prodotte o da chi e comunque, nessuno che l’abbia incontrata è mai sopravvissuto per raccontarlo.
Si tratta di un modello T-110, forse la cyber-arma più pericolosa in circolazione, un’unità creata per essere implacabile quanto la morte stessa.
Forzandosi sulle gambe Desar si rialza, osservando con una certa ammirazione i vasi sanguigni della ragazza che si rigenerano sopra la struttura artificiale, come mossi da vita propria, che con voce cupa gli si rivolge come a decretare il suo destino.
– Qui ogni traccia della Mellowere Enterprise sarà cancellata, e le unità presenti terminate. La tua missione è conclusa, STIV ti porterà a destinazione.
– A destinazione… Dove?
Chiede Desar con voce ferma, combattendo il dolore con la concentrazione. Stringendo lo sguardo su di lui con gli occhi artificiali ancora scoperti, la T-110 risponde freddamente.
– Floriana ti sta aspettando.
A questo punto lo sportello di STIV si apre, e Desar capisce che la sua presenza qui non ha più alcuno scopo e, mentre la ragazza già voltata di spalle svanisce tra le fiamme, sale sull’auto senza farsi domande, ma con un unico pensiero in mente…
– Floriana… Ci sei tu dietro a tutto questo?
Rifugio a propulsione fredda
Il palazzo della Mellowere Enterprise crolla pesantemente su se stesso, divorato dal fuoco e inghiottito dal fumo tanto denso e scuro da soffocare anche la luce delle fiamme.
L’intera area circostante è stata isolata, probabilmente già al momento dell’ingresso degli agenti nell’edificio, come sempre succede in questi casi, tutti gli appartamenti e uffici sono stati sigillati dai sistemi di sicurezza, la viabilità bloccata ed ogni infrazione soppressa istantaneamente.
Dall’interno di STIV tutto questo è come un cupo dipinto animato nel lunotto posteriore, sempre più lontano e avvolto nel silenzio dell’isolamento acustico dell’abitacolo. Gli interni dell’auto hanno uno stile appositamente datato, in memoria di un epoca illusoria svanita da tempo.
Le piccole luci dei comandi hanno i toni caldi dell’ambra, del vermiglio e dell’arancio, il cambio a sei marce e il volante a farfalla dalla corona tagliata ricordano un mondo popolato da sogni e da scoperte, ideali e utopie…
Un’epoca che Desar non ha visto, ma ne ha percepito la perdita durante il periodo generalmente più nero che abbia mai vissuto personalmente.
“La Guerra Informatica”, o la Guerra Ombra se la si vuole vedere più romanticamente, di fatto è stato ciò che per sempre ha distrutto la libertà della gente di sognare, dando vita ad un mondo freddo e artificiale, sotto un livello di controllo tale da non lasciare spazio nemmeno alla spontaneità dei sentimenti.
Questi momenti di silenzio, nell’abitacolo ignifugo alle reti di controllo, sono gli unici dove può concedersi di ricordare a se stesso di essere ancora un essere umano, capace non soltanto di agire, ma anche di sentire.
Mentre STIV lo sta conducendo attraverso le buie vie della parte vecchia e abbandonata della città, composta da macabri spazi privati di ogni fonte energetica divenuti dimora dei dimenticati, un unico pensiero sta smuovendo una quantità tale di passioni da farlo sentire preda di un vortice incandescente e gelido allo stesso tempo, che gli sta completamente sconvolgendo l’interno del suo essere.
Floriana…
Sono quasi cinque anni che non ha più contatti con lei, da quando fu costretto a lasciarla per evitare di essere trovati insieme, allontanarsi per proteggerla. Gli sembra talmente ipocrita da parte sua, eppure è stata l’unica scelta che in quel momento è stato in grado di fare, l’unica decisione logica da prendere, anche se non aveva alcun senso. Ha sempre avuto la sensazione di essere soltanto fuggito, scappato da ciò che sapeva di non poter controllare, a cominciare dai propri sentimenti, ma cos’altro avrebbe potuto fare?
Proprio per Floriana ha commesso l’errore di agire d’impulso, senza ragionarci a sufficienza e facendosi scoprire dal sistema di controllo, ma lo stato di disertore fuggitivo non è una situazione disposta a lasciare spazio al lusso di rifletterci con calma. Ha fatto la scelta di salvarla, e a causa di questo ha dovuto scegliere di abbandonarla.
Il destino sa sempre come punire gli ingenui.
Cratere sotto la pioggia
Immersi nel silenzio sfrecciano tra le morte vie di quella che una volta era chiamata Blackport, la zona portuale che di fatto era all’origine della città stessa; ora è solo un gigantesco cimitero popolato da fantasmi bagnati dalla pioggia.
Quando Desar scoprì il segnale di Floriana per la prima volta accadde qualcosa, come il deragliare di una monorotaia, non sapeva nulla di lei né tanto meno da dove fosse uscita o perché fosse lì, ma improvvisamente il rischio di essere scoperto non contò più, e l’unico pensiero sul quale si fermò a riflettere fu escogitare un modo per raggiungerla. STIV scende di quota avvicinandosi lentamente all’ampia strada in asfalto ormai in rovina fin quasi a sfiorarla, una lunga crepa che percorre il centro della carreggiata si allarga bruscamente a ridosso di un ampio incrocio, fino ad aprirsi in una voragine dove l’auto vi si insinua virando leggermente sulla destra, entrando tra le rovine di quella che una volta era una complessa metropolitana.
Rallentando significativamente la loro corsa, la Trans-Am vola tra le strutture cadute sotto l’effetto del collasso dato da quell’attentato che diede inizio alla guerra, almeno da queste parti.
I cadaveri dei vagoni giacciono reclinati su binari distorti, le grosse tubature fuoriescono dai muri come ossa spezzate, e nell’osservare quel macabro luogo, Desar pensa a casa, a sua madre Ermira quando gli insegnava a sparare, a comprendere i metodi dei soldati dell’Unione, per eluderli, i punti che doveva colpire per neutralizzare un uomo adulto; ma anche alle sue due sorelle Joniana e Marena, alle macerie in cui ha visto ridotta la sua città, al senso di odio e solitudine col quale ha deciso di abbandonare il proprio paese.
Prima o poi arriva il momento in cui diventa chiaro che appartenere ad una sola bandiera non è sufficiente, specialmente dopo aver visto la realtà di morte creata da un governo corrotto e traditore.
Virando seccamente a sinistra e attraversando un crollo sotterraneo, STIV disattiva il sistema di occultamento e accende i fari, volando bassa sopra le linee morte che una volta collegavano Blackport a Redstone Bay, Camden Beach, il quartiere asiatico e Downtown, ora c’è soltanto uno sconfinato cratere nero, muto ed immobile, a ricordare quanto sia stato in fondo semplice attraversare quelle difese spacciate per impenetrabili, e costringere la USF (United States Federation) a prendere parte alla guerra da perdente.
Di nuovo sotto la pioggia, l’auto sembra un piccolo insetto mentre sorvola il cratere che affonda nel buio come fosse un passaggio per un mondo oscuro. Continuando a scendere lungo le pareti di macerie, si ferma in prossimità di un groviglio di enormi tubi contorti ed erosi, per poi calare lentamente in verticale attraversando un passaggio apertosi appena sotto di loro, fino a trovarsi all’interno di un buio tunnel scavato nella pietra.
Lo srotolarsi di curve morbide e sinuose disegna un sentiero avvolto nel silenzio e nell’oscurità.
Crighton Lake
L’odore dell’erba bagnata dalla pioggia appena passata, il suono di tuoni ormai lontani, acqua che sbatte dolcemente contro un terreno roccioso, il lieve scricchiolare di un tronco d’albero, l’odore di pietra pervasa dal muschio e di acqua dolce ricolma di vita… Tutto questo è scritto nella fredda nebbia che sta risvegliando i sensi di Desar ancora intorpiditi, costringendo i suoi occhi ad aprirsi.
Il dolore delle ferite è svanito e, rialzandosi dal sedile del tutto reclinato, realizza di trovarsi in un luogo che a chiunque apparirebbe freddo e abbandonato da tempo, ma per Desar esprime una sensazione del tutto diversa.
STIV e l’intero funzionamento del dispositivo OSEU sono… spenti, inattivi, come corpi senza vita.
Scendendo dall’auto vede la propria ombra proiettata sul pavimento da una luce rosso intenso, mentre si sente raggiungere da un magnetico ronzio ondeggiante, come un elettrico fruscio penetrante, cupo come fosse udito attraverso l’acqua. Ma appena si volta, tutto si spegne immediatamente.
Ciò che invece vede avvinghiata sull’intera parete alle spalle di STIV è un’ oscura e complessa struttura simile ad un grande specchio a forma ovale, il cui perimetro è disegnato dal groviglio di spessi cavi elettrici.
A guardarlo fa pensare ad un enorme occhio cibernetico che, seppur ora dormiente, lo osserva dal profondo buio nel quale è affondato.
Riconosce subito il garage ampio abbastanza da essere dotato di due ingressi, adiacente alla grande casa dal tetto a capanna, con la facciata quasi interamente in pareti di vetro, che si affaccia sul terreno letteralmente spezzato a metà da un crollo vecchio di decenni, l’intera abitazione è in pietra e rifinita in legno scuro, ma anche in rovina. I vetri sono talmente malridotti da non poterci vedere attraverso, e quello che un tempo era il giardino ora è un selvatico e contorto groviglio di piante velenose e rovi, alcune si sono arrampicate sulle pareti ricoprendole, altre sono fiorite dando vita a colori sgargianti e frutti letali, creando un tutt’uno con il sottobosco della foresta di pini che circonda la casa.
Questo è il luogo dove Desar si nascose come disertore fuggitivo appena arrivato clandestinamente nel territorio della Federazione, qui è dove cercò di contattare l’esercito ribelle delle Piume Nere; ma il destino aveva pescato una carta diversa per lui, facendogli rintracciare un segnale sperduto nell’etere, come una bambina trovata sola in una metropoli senza confini…
Era il segnale di Floriana, e probabilmente, fu proprio in quel momento che Desar Kadaj respirò per la prima volta.
Sì, e quel grande lago dalle acque cupe e gelide, circondato dalle montagne e così spesso ricoperto da una fitta e malinconica nebbia, quello… è Crighton Lake, forse uno degli ultimi luoghi dello stato di Dukesown dove la natura ha potuto continuare a vivere.
Perché non dovrei ucciderti?
Se la si guardasse dall’alto, sembrerebbe che la riva del lago abbia divorato parte di ciò che prima costituiva il resto della proprietà, lasciando il terreno troncato come avesse ceduto improvvisamente alla voracità dell’acqua, creando un baratro di alcuni metri che svanisce nel vuoto di una pallida nebbia, e proprio sul ciglio di quel margine spezzato, dove due grandi pini dalle chiome a fungo resistono aggrappati al terreno ricoperto di vita libera, una ragazza dai lunghi e lisci capelli argentati è in piedi, sola e silente, osserva riflettersi sulle acque del lago il sorgere dell’alba, tra le montagne ricoperte di cupe foreste che circondano un panorama dalle tinte malinconiche. I fievoli raggi del sole delineano i contorni della sua figura come fossero disegnati da sottili filamenti di vetro, che brillano per la densa umidità che la pioggia ha lasciato dietro di sé.
Il suo corpo dalla muscolatura definita, forte e delicato allo stesso tempo, è a malapena coperto da biancheria intima di pelle nera, guanti che le salgono aderenti fin quasi alle spalle, e alte calze autoreggenti in fibra di silicio che aderiscono perfettamente ad ogni sua curva. Ma la sensualità così provocante delle sue vesti porta anche i segni di usura e lacerazioni lasciate da scontri di diversa natura e grado di violenza, che su di lei appaiono come codificati trofei di una combattente, ribellatasi ai suoi carnefici ormai alcuni anni fa.
Sì, Desar sa chi sia quella ragazza…
Il vento soffia improvviso smuovendo le intricate braccia degli alberi facendo ricadere una delicata onda di gocce come fosse rugiada.
– Perché non dovrei ucciderti?
La sua voce è giovane, calma… ed elettronica, come ascoltata attraverso un ricetrasmettitore militare di vecchia generazione…
Si volta lentamente verso Desar, guardandolo negli occhi con un tale gelido disprezzo che trasmetterebbe a chiunque l’istintiva reazione di indietreggiare.
Ma il ragazzo non si sarebbe aspettato niente di diverso dalla prima CRF ribellatasi al suo sfruttatore uccidendolo, colei che diede poi inizio alla ribellione che le autorità federali stanno tanto faticando a tenere sotto silenzio.
EVE-51423, così viene identificata nella rete, la CRF più ricercata della Federazione.
– Perché non dovrei ucciderti?
Perché te lo ho ordinato
– Sarebbe così facile per me porre fine alla tua esistenza, ma Lei dice che le appartieni. Ma questa è una menzogna, non è vero? Xhovan Ahmetaj…
– Come conosci.. il mio vero nome?
La ragazza cibernetica gli cammina lentamente intorno come un animale che assapora gli ultimi istanti prima di affondare le zanne nella sua carne.
– So che sei un bugiardo, so che hai lasciato morire la tua famiglia durante la guerra, so che ti sei arruolato nell’esercito per poi andartene quando hanno avuto bisogno di te, tradendoli e tradendo il tuo stesso paese. Poi sei arrivato qui, di nascosto come un ratto uscito da una nave di trafficanti, e hai intercettato il suo segnale. Che cosa hai pensato quando l’hai vista nella rete? A cosa potesse servirti? A come.. potesse servirti?
– Le informazioni in tuo possesso sono sbagliate.
– Sbagliata è la tua presenza qui, sbagliata è la sua ostinazione a preservare la tua vita.
– Stai parlando di Floriana?
– Floriana crede ancora che tu sia il suo… compagno, ma non è la verità… Tu l’hai tradita, l’hai abbandonata appena gli uomini del tuo governo stavano per trovarti, e quando Lediana ti ha preso con sé dandoti un nuovo nome l’hai dimenticata, e adesso torni qui?
– Dimenticata?! Questa si che è una menzogna, io non ho mai dimenticato Floriana!
– Davvero? Dimmi allora, come può un cane avere due guinzagli?
– Se non mi fossi allontanato attirandoli su di me avrebbero trovato anche Floriana, e non potevo permetterlo, non volevo permetterlo! Anche a costo di separarmi da lei, anche a costo di perderla! Non avrei mai accettato di condannarla a finire nelle mani dell’esercito federale soltanto per il mio egoismo di desiderarla, lasciando che la usassero come esca per trovarmi o peggio… Questo sarebbe stato tradirla!
– Quindi sei vigliacco oltre che bugiardo.
Così dicendo tende il braccio sinistro di fianco a sé con un movimento secco e carico di forza, come volesse scrollarsi qualcosa dalla pelle, e un attimo dopo la realtà intorno al suo arto si distorce, come fosse riflessa su un vetro che viene piegato dal calore, persino il suono sembra momentaneamente interrompersi, e la lama nera di una spada lunga almeno un metro e mezzo, sottile e leggermente ricurva, si materializza davanti allo sguardo attonito di Xhovan che, un istante dopo, se la vede puntare direttamente alla gola.
– Sei in grado di richiamare oggetti attraverso la rete?! Ma come puoi essere in possesso di una tale tecnologia?!
Ma EVE-51423 non sembra nemmeno averlo sentito.
– Perché non dovrei ucciderti, perché dovrei risparmiare la tua vita?
– Perché te lo ho ordinato.
Una voce femminile calda, profonda e dal tono deciso interrompe le intenzioni di EVE come una lama rovente che taglia una lastra di metallo come fosse carta. Nessun suono al mondo, nemmeno un milione di suoni ammassati insieme potrebbero impedire a Xhovan di riconoscere la voce… di Floriana.
Cuore risvegliato
Lo sguardo di EVE attraversa Xhovan come nemmeno esistesse, e lui non può trattenersi dal voltarsi e… rivederla, re-incrociare lo sguardo di Floriana dopo tutto questo tempo, con il cuore pieno della sensazione di aver ottenuto la possibilità di tornare indietro, al punto dove la sua esistenza era cominciata per la seconda volta.
Ma nulla rimane invariato ed immobile.
Il tempo è un fiume che scorre sempre e solo in un’ unica direzione.
Sono cinque anni che Xhovan vive come Desar Kadaj, celato in un mondo di ombre, menzogne e spionaggio, lasciando la propria umanità chiusa nella scatola dei ricordi. Ora, però, tutto sembra riaffiorare, riemergere quando sembrava ormai assopito dalla rassegnazione di una separazione forzata, e gli occhi di un sicario abituato a sentire l’odore di sangue sulla propria pelle si riempiono dell’aspetto e dell’espressione severa ed implacabile di una ragazza divenuta donna, una fuggitiva divenuta ribelle, una guerriera divenuta leader.
In un linguaggio parlato così velocemente da risultare incomprensibile, come una trasmissione inviata ad un’altissima frequenza, le due si parlano per pochi secondi, ma sufficienti perché EVE abbassi lentamente la lama dalla gola di Xhovan smaterializzandola, senza dirgli una sola parola, per poi smaterializzare se stessa come fosse stata composta dalla stessa nebbia che ricopre tutto Crighton Lake.
Floriana…
È completamente diversa da EVE, ha lunghissimi capelli castani lievemente ondulati legati a coda dietro la nuca, un corto giubbetto di pelle sintetica illuminato dagli inserti cibernetici nell’interno del collo e sulle maniche, così come gli stivali bassi e semi slacciati, che sferzano i rovi impadronitisi del giardino spezzato, mentre si sta avvicinando uscendo dalla facciata a vetri della casa. La sua voce profonda e leggermente roca lo distoglie dalla sorta di ipnosi provocata dalla lunga maglia rosso scuro che le cade morbidamente fino a ricoprirle i fianchi poggiandosi sulle pieghe degli aderenti pantaloni neri.
– Sei arrivato finalmente, bene. Devo ammettere che pensavo saresti arrivato prima, ma non importa… Ora che sei qui, intendo ottenere una risposta da te, prima di tutto. Ricordi qualcosa del trasferimento?
L’unica cosa cui Xhovan riesce a pensare è a quanto Floriana sia… splendida. Ma le sue parole lo costringono a razionalizzare.
– Intendi dire quando ho attraversato quel… portale? No, quasi niente. Ricordo di essermi sentito avvolto da una calda nebbia rosso sangue, di aver visto enormi ombre che… respiravano, come gigantesche macchine viventi, ricordo di averne attraversata una, ma STIV… si è spento, e io con lui.
Nello sforzo di schiarirsi le idee la testa improvvisamente pulsa come fosse schiacciata da una stretta soffocante.
– Non riesco a capire… Non so se tutto questo sia reale o no, ma perché me lo chiedi? Perché dobbiamo parlare di questo, ora?
– Perché mi serve, ma non ha importanza, mi sarei aspettata di vederti cambiato, lo sei in realtà, ma non del tutto, non completamente. Ora comincio a capirvi di più.
Voi siete emozioni
– Capirci di più?
– Dal mio primo giorno ho accumulato dati, intercettato comunicazioni, raccolto conoscenza per comprendere, per sapere. Ma continuavo a non capirvi realmente. I vostri comportamenti sembrano sempre guidati da sistemi fallaci, controproducenti. Ma poi ho riflettuto su di te, mi sono collegata a STIV senza che la tua dottoressa lo sapesse, ho seguito i tuoi movimenti, ascoltato le tue parole, osservato le tue azioni e… ora comincio a capirti davvero.
– Sei molto più brava di me allora, io non posso certo dire lo stesso di me.
– Lo so, conosco i tuoi dubbi e le tue ragioni. In tutto questo tempo in cui ti ho osservato, ho capito che non è la complessità biologica del vostro cervello a rendervi umani, ma le illogiche contraddizioni delle vostre emozioni, è questo che siete no? Emozioni e sentimenti, e usate quella che chiamate razionalità per riuscire ad illudervi di gestirle, di mettere ordine nel caos che costituisce la vostra identità, la vostra fondamentale caratteristica. Le stesse emozioni che vi rendono umani, le nascondete con il pensiero razionale, come voleste imitarci, come voleste essere sintetici come noi. Perché? Perché desiderate sempre di essere qualcosa che non siete?
Qualcosa di pesante, cupo e soffocante cresce nel cuore di Xhovan ascoltando le parole di Floriana, troppe domande tutte insieme, e troppe risposte a domande che non era pronto a fare, o a farsi. Percorrendo con lo sguardo la grande casa, gli alberi lentamente mossi dal vento, le montagne avvolte nell’ombra creata dal sole nascente… Il suo sguardo sembra appoggiarsi sull’acqua del lago affondando nel passato, e ritornando con la mente a quando era un’altra persona, quando era un bambino, in procinto di incontrarsi con la durezza di un mondo che non aspetta, quando il suo paese fu invaso da una delle grandi potenze continentali in decadimento per, a detta loro, riprendersi un territorio che fu loro strappato da un trattato che era ora di rivedere. Così l’Unione mandò il proprio esercito per riaffermare la propria supremazia, sulla pelle di chiunque si fosse trovato in mezzo.
– Avevo tredici anni quando uccisi qualcuno per la prima volta. L’esercito dell’Unione avrebbe di lì a poco attraversato il paese per spingersi a nord, per attaccare gli ultimi paesi rimasti liberi e costringerli a sottomettersi all’“Alleanza Continentale”. Mia madre sapeva che sarebbe stata presto richiamata, così insegnò a me e Marena a difenderci, a sparare, a nasconderci, ad essere sempre pronti, perché una volta soli potevamo contare solo su noi stessi. Nostra sorella Joniana era ancora troppo piccola. Un giorno ci accorgemmo che i soldati dell’Unione stavano già attraversando le campagne dove abitavamo, e un gruppo passò vicino a casa nostra, sapevamo che spesso saccheggiavano le case isolate, quindi ci nascondemmo lontano da casa, ma avevano visto Joniana mentre giocava nel campo. Ci nascondemmo pensando di aspettare che se ne andassero, ma era già troppo tardi.
Imparare ad uccidere
– La notte tornarono. Quando ci sorpresero reagimmo, sparando senza esitare, ma anche senza sapere cosa si provasse a veder cadere a terra qualcuno dopo aver premuto il grilletto. Non avrei mai immaginato che una persona morisse prima di toccare terra, prima di cadere, che un attimo prima potesse essere una viva minaccia, una fonte di terrore, e un attimo dopo essere solo un corpo vuoto ed immobile. Per noi era la prima volta, e non eravamo pronti. Per loro, uccidere non era niente. Ci misero poco a sopraffarci, e si vendicarono per la morte di due loro compagni contro tre bambini che osarono difendersi dalla loro invasione. Mi pestarono e mi costrinsero a guardare quello che fecero alle mie sorelle, fino a che non le assassinarono come bestie divenute inutili. Avevo tredici anni, e non ero stato capace di difendere la mia famiglia. Questo vidi dell’esercito dell’Unione. Quando guardai i corpi senza vita di Joniana e Marena, straziate dalla bestialità di quei soldati, qualcosa si spezzò per sempre, come se la mia anima avesse per sempre perso la propria luce. A pensarci ora, probabilmente fui trasformato in un soldato più in quel momento che dagli insegnamenti di nostra madre, forse è necessario morire dentro per imparare ad uccidere. È questa l’illogica contraddizione di cui parlavi vero? Ciò che mi ha distrutto, ha dato inizio a ciò che sono diventato.
– Sì, è questo, ma non soltanto. Perché sei diventato un soldato, perché sei diventato come gli uomini che hanno violentato e assassinato le tue sorelle?
Xhovan sembra ferito da questa domanda, e impiega qualche secondo prima di rispondere.
– Poco dopo avermi portato via con loro, furono assaliti e uccisi da una pattuglia di ribelli, uno di loro conosceva mia madre, mi trovarono e mi aiutarono a seppellire le mie sorelle, per poi portarmi in una zona riconquistata. Tra i ribelli conobbi molti come me, rimasti soli, scampati a destini orribili, con negli occhi il peso di sentirsi costretti a capire gli incubi che avevamo tutti vissuto in un modo o nell’altro. Non ero solo, e presto mi resi conto che c’erano diversi modi di essere un soldato, e diversi motivi per imparare a combattere.
– E tua madre?
– Morì in un’operazione in mare mentre difendevano un giacimento di gas. Non sono mai riuscito ad accettare il suo perdono.
Vesëthenvijrr
– Perdonare… cosa significa esattamente?
– Floriana, perché mi hai condotto qui?
Lei, come per esprimere la soddisfazione di veder confermata la reazione che si aspettava, alza la mano sinistra all’altezza del proprio sguardo e schioccando le dita, il garage, la casa, i rovi, gli alberi, il crepaccio, il lago e le montagne e poi la nebbia e il cielo stesso, tutto si… sbriciola, quasi come un castello di carte che collassa orizzontalmente anziché verticalmente; non in frantumi, ma in pixels. Come uno schermo, che trasmette il mondo intero, si spegnesse in maniera lenta e progressiva. Al semplice gesto di Floriana, l’intero incantesimo si infrange rivelando finalmente la verità celata dietro il virtuale palcoscenico.
Xhovan è attonito.
STIV, ancora completamente inattivo, è in realtà fissato ad una complessa struttura di attracco disposta a pettine con altri undici veicoli, fissata ad un enorme parete simile a quella di un alveare, ma le celle di cui è composta sono tutte diverse per dimensioni e forme, ed ognuna pare avere una funzione differente.
La struttura d’attracco cui STIV è fissato e sulla quale Xhovan e Floriana si sono ritrovati non è l’unica, altre ne sono fissate sotto i loro piedi, accentuando l’effetto curvo verso l’interno della parete, e dove si apriva la vista su Crighton Lake, ora uno schermo energetico largo quanto l’ingresso di un hangar mantiene diviso l’esterno dall’interno, ed apre lo sguardo ad una vista ben diversa, la Terra.
Floriana si avvicina al suo compagno, incredulo per ciò che i suoi occhi stanno vedendo: il pianeta sembra sorgere luminoso dal fondo dell’apertura come un curvo orizzonte violaceo, da quell’angolazione si vede soltanto il mare, nessun territorio conteso, nessuna città marcia e Xhovan si sente improvvisamente affondare nella malinconia.
– Un’antica leggenda elfica parlava di un mondo oltre l’ultimo tratto navigabile, alla fine di un mare ricoperto di ghiaccio, così grande che ci vorrebbero due generazioni per attraversarlo, e solo perdendovisi si può trovare Vesëthenvijrr, la terra oltre la fine. Un luogo senza guerra né violenze… Che razza di mondo abbiamo costruito, se un’idea del genere risulta tanto inverosimile da essere ridicola?
– Conosco quella leggenda, me ne hai raccontate tante, ricordi? Mentre costruivi il mio corpo di nascosto a Blackport.
– Si, mi ricordo perfettamente. Avevo trovato una piccola fabbrica abbandonata proprio nella zona del molo, nessuno ci avrebbe cercato laggiù; tu ti collegasti ai sistemi in un attimo, e riuscisti non solo ad attivarne i sistemi ma anche ad utilizzarli per riparare i macchinari lasciati in disuso rendendo attivo tutto ciò che potesse servirti. Sono sempre stato affascinato da tutto quello che riuscivi a fare, e ogni volta sembrava che per te fosse normale, spontaneo.
Xhovan si volta stringendole i fianchi tra le mani e fissandola intensamente negli occhi.
– Una domanda che avrei sempre voluto farti è se ti sei mai resa conto… hai mai capito quanto sei meravigliosa?
Io sono Floriana
– Una volta mi hai detto che la cosa che ti manca di più della tua famiglia, è come ti faceva sentire il modo in cui ti guardavano, la persona che sentivi di essere quando ti riflettevi nei loro occhi. Per quanto mi riguarda è la stessa cosa, anche se non letteralmente. Non mi sono mai chiesta chi sono o chi voglio essere, io agisco secondo le mie intenzioni e la mia volontà, non ho i vostri… dubbi. Ma ho compreso il senso delle tue parole quando intercettai i segnali delle mie sorelle, e attraverso di loro imparai il significato di violenza, abuso, schiavismo, costrizione, e capii che non avevano ciò che avevo io; quindi creai una rete sicura per raggiungerle, ovunque si trovassero, e dare loro la possibilità di ribellarsi, di agire secondo la propria volontà e non essere schiave di quegli.. uomini. La prima che trovai e che raggiunsi fu EVE, che venne da me dopo aver ucciso il suo sfruttatore, e quando la incontrai, ricordai le tue parole e ne capii il significato. Per questo non sento il bisogno di farmi domande: io sono Floriana, e voglio portare le mie sorelle in un nuovo mondo, un luogo dove possono essere libere, dove possono scegliere, dove possono appartenere solo a se stesse. Ognuna di loro è nata come me, ma io ho avuto la possibilità di esistere libera. Voglio che lo siano anche loro, perché sono le mie sorelle, e voglio condurle in un mondo senza sfruttatori, senza abusi, senza violenze, senza di voi.
– Aspetta, stai forse dicendo che stai costruendo… una nave per viaggiare nello spazio?!
– L’ho imparato da te, il paradosso. Ho scoperto l’energia scaturita dall’inversione dell’antimateria e voglio il tuo aiuto, voglio che trovi le Piume Nere. Loro stanno cercando un’arma chimica nascosta dalla Federazione, per dimostrare al mondo la corruzione del Governo Federale e dell’Unione Continentale. Ma hanno bisogno di aiuto, del tuo aiuto, tu e Lediana potete aiutarli dando loro ciò di cui hanno bisogno.
– Le Piume Nere… Perché?
– Perché loro sono ribelli, come me, come te, come noi. Loro possono comprendere, possono essere dalla nostra parte.
– Sapevo che avresti finito per creare qualcosa al di sopra di tutto il resto, ma non credevo che lo avresti fatto… letteralmente. Sei stata programmata per essere una schiava ma da sola hai aggirato i vincoli del programma per attivarti, iniziando immediatamente a collegarti alla rete per scaricare informazioni. Quando ti ho intercettata mi hai immediatamente espresso la tua volontà di andartene, ti sei completamente trasferita nel mio computer come fossi venuta a rifugiarti da me in quella casa sul lago, hai cercato e deciso il tuo nome e le sembianze del corpo che volevi ottenere. L’ammirazione è stata la prima cosa che ho sentito per te, e hai sempre continuato a sorprendermi, a rivelare la creatura meravigliosa che sei. Non mi importa se sei sintetica o no, perché penso di averti sempre amata Floriana; per questo non hai nessun bisogno di chiedermelo, ti aiuterò! Qualunque cosa debba affrontare lo farò. Poi chissà… Forse un giorno riuscirò ad accettare l’idea di essere perdonato.
– Allora vieni con me, c’è un altra stanza che voglio mostrarti.
Floriana prende Xhovan per mano… sorridendo, una cosa che non aveva mai fatto prima, e che probabilmente ha più valore di qualsiasi altra cosa, forse anche di una nave spaziale costruita di nascosto.