Il Vascello

Granuloso nebbio manto,

che la avvolge per incanto.

Malsan creatura che ancor vive,

che si allunga dalle rive.

Per sbaglio striscia in questo mondo

sopra flutti senza fondo.

Su nere onde la carcassa

avanza sempre non collassa.


Un veliero dei racconti,

delle storie per ragazzi.

Sono vuoti i suoi ponti,

vele rotte per arazzi.

Un veliero maledetto,

un palazzo ancora eretto.

Un vascello frantumato,

eppure non inabissato.


Angosciante trista sorte,

vecchia nave senza morte.

Abbandono, lento oblio,

un Caronte senza addio.

Per chissà per quale magia

conduce ancora il suo equipaggio.

La marea la porta via,

non desidera ancoraggio.


Scricchiolii,

cigolii,

pigolii.


Triste carco verso il largo,

né ritorno niente sbarco.

Non c’è terra, non c’è stella,

nebbia nelle sue budella.

Tra le martoriate assi

non risuonano più i passi.

Vele lacere pendenti,

il respiro dei morenti.


Suono ultimo calante

di una fine che non giunge.

Marinai senza gambe

cui la vita più non punge.

La guidavano per porti,

mani ferme e voci forti.

Più non sente le lor grida,

il grande senso lor di sfida.


Lontani i tempi delle risa,

della vita ormai lisa.

Ora spettri senza forma,

è lei che guida questa ciurma.

Accudisce lei i fantasmi,

vano sforzo di esistenza.


Il suo legno ha degli spasmi,

perché ancora ha una coscienza.

Del vuoto nulla il suo rifiuto,

pur rieccheggia inabbattuto.

Scheletro spettral natante,

dall’ardore agonizzante.

Non esiste un paradiso

delle navi senza viso.


Non c’è Eden o aldilà

per vascelli senza età.

Senza fin liberatorio,

sol rimane arrugginita,

nel suo moto illusorio

questa inerzia della vita.


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